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Mood Book Tag

In questi giorni ho riflettuto molto sull’importanza di parlare dei problemi legati all’umore. A quanto gli sbalzi d’umore, i periodi no o le “malattie” mentali legate allo stato d’animo, siano comuni in tutte le persone, anche quelle che si escludono a priori da questi discorsi. Servirebbe invece iniziare a prendere queste cose in modo più “normale”, ho deciso quindi di creare un book tag che esprimesse in parte la gamma di sentimenti che una persona prova in determinate situazioni.

1. Depressione: un libro che racconta di alcuni aspetti depressivi?
2. Ansia: un libro che guardandolo ti fa provare ansia nel leggerlo?
3. Sbalzi d’umore: un libro che ti trasmette sensazioni contrastanti?
4. Entusiasmo: un libro di cui vorresti parlare all’infinito? 
5. Tristezza: un libro che ti ha fatto piangere?
6. Mania del controllo: in che modo organizzi la tua libreria?
7. Iperattività: il seguito che hai atteso maggiormente?
8. Blocco: come superi il blocco del lettore? Lo sai affrontare positivamente?
9. Colpevolizzarsi: il libro che non sei riuscito a finire dispiacendotene?
10. Empatia: un libro con un protagonista che ti rispecchia?
11. Nervoso: un libro con un protagonista che ti dava ai nervi?
12. Solitudine: un libro che hai preferito ad un’uscita?
13. Vuoto: un libro che ha riecheggiato un vuoto personale?
14. Apatia: un libro che non ti ha trasmesso nulla?
15. Accettazione: un libro che ti ha fatto stare bene?

Queste sono le mie risposte, aspetto le vostre: taggatemi o scrivetemi in risposta nei commenti!

1. “Non buttiamoci giù” di Nick Hornby. Il romanzo racconta di come quattro persone, totalmente diverse fra loro, si ritrovano casualmente la notte di capodanno sul medesimo palazzo, perchè hanno deciso di suicidarsi. Con la spiccata ironia che lo contraddistingue, Hornby ci racconta che i modi per arrivare a pensare “certe cose” siano diversi per ognuno, ma si può sempre trovare un comune denominatore per sentirsi meno soli.
2. “Anna Karenina” di Tolstòj. Nonostante io mi sia già approcciata con “La felicità domestica” a questo autore, la quantità di pagine mi mette ansia. L’ho acquistato in sconto anni fa e da allora mi fissa dalla mensola, in attesa di essere letto.
3. “L’altra figlia” di Annie Ernaux. La Ernaux racconta un episodio autobiografico, di quando all’età di dieci anni viene a sapere, origliando una conversazione della madre, che in precedenza i genitori avevano perso una figlia, quindi sua sorella, di cui nessuno però gli aveva mai parlato. Ho letto questo libro e devo dire che nonostante mi ritrovi nei pensieri dell’autrice, non condivido il modo stilistico da lei usato. Quasi un flusso di coscienza per 80 pagine circa, che mi ha fatto provare a tratti fastidio.
4. “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie. Il giallo per eccellenza a mio parere. Un romanzo così ben costruito da volerne parlare, sempre. La mia voglia di confrontarmi su questo libro non passa mai.
5. “La famiglia Karnowski” di Israel J. Singer. Tre generazioni di una famiglia ebrea che si susseguono negli anni della seconda guerra mondiale. Questo libro, specialmente arrivando all’ultima parte, mi ha davvero sconvolto. Gli orrori della seconda guerra mondiali sono narrati in moltissimi romanzi, ma questo, questo ti fa sentire così tanto le cose che per me è stato impossibile non finire col piangere.
6. Io do moltissima importanza ai ricordi. Mi annoto tutto, tengo biglietti, scontrini e chi più ne ha più ne metta. Mi piace associare le cose ai periodi, in modo tale da ricordarmi cosa facevo in momento particolare. Quindi i miei libri li ripongo in ordine cronologico, dal primo all’ultimo e guai a chi li scombina! In questo modo mi è subito chiaro notare le evoluzioni che ho fatto come lettrice e ricordarmi in che periodo ho letto uno o l’altro.
7. La saga de “L’amica geniale” di Elena Ferrante. Ricordo che era estate e ordinai gli ultimi due libri, quando ancora stavo leggendo il secondo. Essendo nel periodo festivo di ferragosto, le consegne tardavano ad arrivare ed io continuai imperterrita a chiamare i corrieri per sapere quando sarebbero arrivati. Mi aveva assolutamente catturato la scrittura della Ferrante e non riuscivo a farne a meno.
8. Ho avuto un blocco del lettore importante anni fa. Leggere era più un peso, un dovere che un passatempo o una passione. Capita ancora adesso di avere momenti di fiacca, penso sia normale, specialmente quando si hanno altri pensieri per la testa. L’ho superato iniziando a seguire gruppi di lettura. La condivisione è qualcosa di stimolante per me, quindi il potermi confrontare mi dava la carica giusta per leggere. Devo dire che mi ha arricchito molto, dal momento che ho conosciuto autori o romanzi che difficilmente avrei “avvicinato” da sola.
9. “Il bizzarro incidente del tempo perduto” di Rachel Joyce. Nonostante lei sia l’autrice di uno dei miei libri preferiti, con questo romanzo non sono riuscita ad andare oltre i primi capitoli. Mi dispiace molto, perchè la trama sembra anche interessante: nel 1972 vengono aggiunti 2 secondi al nuovo anno per allinearsi al movimento terrestre e se questa notizia non tocca nessuno, per Byron, un ragazzino di undici anni, quei due secondi incrineranno tutto il suo mondo. Cercherò sicuramente di portarlo a termine.
10. “La ragazza in blu” di Susan Vreeland. La protagonista dell’ultima parte è molto in linea con la mia persona. Una ragazza piena di pensieri, che fugge dalle faccende, dai problemi, per andare a dipingere in solitudine. Ecco io amo stare in mezzo alle persone e caricarmi di cose da fare, ma la gioia e la vertigine che provo quando “scappo” dal mondo che mi circonda per entrare in una sfera mia personale è qualcosa che adoro e di cui ho bisogno.
11. Eszter de “L’eredità di Eszter” di Sándor Márai . Eszter è una donna che ha vissuto la sua vita in funzione dell’uomo che amava, ma che non l’ha mai ricambiata. Quando torna dopo anni a reclamare la casa nella quale è cresciuta, l’ultimo brandello della sua eredità, Eszter, inerme acconsentirà. Mi ha innervosito perchè probabilmente evidenzia una parte del mio carattere che non sopporto. Penso sia capitato un po’ a tutti di essere infastiditi da una parte di noi che vorremmo non avere e di “odiare” quelli che ce la ricordano. Questo è il mio caso, molte volte sono stata generosa con persone che non lo meritavano e leggere di questa donna che non solo è annegata nel suo amore malato e bisognoso, ma si è spinta a spogliarsi di qualsiasi cosa avesse per questo, è stata una cosa insopportabile.
12. “Il conte di Montecristo” di Dumas. Ero talmente presa da questo romanzo, così avvincente, così emozionate e ricco di avvenimenti, che facevo fatica a staccarmene. Appena potevo evitare impegni di ogni sorta, mi chiudevo a leggere in camera.
13. “La tristezza degli angeli” di Jón Kalman Stefánsson. Un ragazzo e un postino, nella missione di consegna della posta per le fredde regioni dell’Islanda, ci invitano a riflettere sulla fragilità della vita. Questo libro è il seguito di “Paradiso e inferno” ed insieme sono i miei libri preferiti. La scrittura poetica e lirica di Stefánsson è magnifica e riesce a toccarmi nel profondo. In questo caso il senso di vita che esprime è qualcosa che sento in particolar modo. Quante volte pensiamo che la nostra vita sia sbagliata e non degna di essere vissuta? Molte. Qui le cose sono diverse, ogni giorno si combatte per vivere, si combatte contro il freddo, la fame, la solitudine. Si vive, scegliendo ogni giorno di vivere. Togliendo l’inerzia, togliendo la routine, l’abitudine, il cuore che va insieme alle gambe, togliendo tutto ciò che ci fa alzare in automatico la mattina. I protagonisti vivono in una maniera così primordiale ed autentica da avermi fatto sentire quasi morta, nel mio mondo semplice ed incasinato allo stesso tempo. Come se ti trasmettessero una voglia di esistere diversa da quella preconfezionata, che ti spacciano gli articoli che vogliono insegnarti a cancellare la tristezza in 5 semplici passi.
14. “L’amante” di Marguerite Duras. La storia racconta le prime esperienze amorose dell’autrice stessa. All’età di quindici anni circa, viene spinta dalla madre a “lavorarsi gli uomini” in modo da guadagnarsi una vita agiata. Non essendo in linea con questi pensieri mi è stato davvero difficile entrare in sintonia con questo libro e con quanto racconta.
15. “Lettere da Babbo Natale” di Tolkien. Penso che per quasi tutti il periodo dell’infanzia sia tra quelli più felici e spensierati e tra questi, il Natale è qualcosa di meraviglioso per un bambino, tanto da proseguire negli anni. Io non faccio eccezione, pensare che un padre abbia creato un mondo fantastico, dove vive Babbo Natale e tutti i suoi amici e aiutanti, solo per raccontarlo in bellissime lettere indirizzate ai figli, mi scalda il cuore. Il Natale per me è un periodo gioioso e se devo indicare un libro che mi ha fatto stare bene, scelgo questo.

Infine invito a partecipare a questo tag: Valentina del blog “A Place For My Head”, Gioia e Debora del blog “Twins BookLovers”, Federica del blog “Lux’s Bookshelf” e Francesca conosciuta come Luna LoveBook, che ringrazio immensamente per la disponibilità!

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