Recensioni

Lolita

Salve crostacei! Oggi scelgo di parlarvi della mia ultima lettura: “Lolita” di Nabokov. Questo è l’ultimo libro scelto per la reading challenge ecologista #INVIAGGIOCONNĀMAKA, che prevedeva un libro dall’argomento spinoso, che abbia creato controversie.

Questo romanzo creò parecchio scandalo. Ai tempi della pubblicazione fu rifiutato da più case editrici e su chiesto all’autore di modificarlo, cosa che non accettò, così da renderlo pubblicabile. All’interno della prefazione però si trova una deliziosa citazione che fa ben intendere la linea di pensiero: “..il termine <<scandaloso>> è spesso soltanto sinonimo di <<insolito>>..”.

Il romanzo racconta il rapporto tra Humbert Humbert, uomo di circa 40 anni, e Dolores Haze, detta Lolita, bambina di dodici anni. Humbert, letterato e studioso francese, ha da sempre gusti sessuali che lo portano a desiderare bambine in fase pre-adolescente, dai 9 anni ai 14 circa. Vivendo la sua sessualità ai confini del consentito, Humbert, reprime i suoi istinti a causa della legge, ammirando quindi solo in lontananza le “ninfette” da lui tanto adorate. Fino a quando, trasferitosi in America, non si imbatte in Lolita, figlia della sua pensionante Charlotte. Per rimanere più vicino alla ragazzina, decide di sposare la madre, che rimasta vedova è preda facile di attenzioni maschili e lusinghiere. Le pulsioni verso Lolita però diventano sempre più incontrollabili, spingendo Humbert ad escogitare piani per averla.

Ho trovato “Lolita” un libro a tratti dispersivo. Le descrizioni dei paesaggi americani, fatte dal protagonista, spesso tendono a diventare prolisse. Essendo narrato in prima persona anche le innumerevoli riflessioni, in cui si perde Humbert, diventano quasi oniriche, dando così un senso confuso al romanzo. Detto questo, l’odio verso di lui ha prepotentemente preso il controllo sulla mia lettura. Risulta fin dalle prime pagine, uno dei personaggi più antipatici della letteratura alla quale mi sia approcciata; un intellettuale francese, che compone sonetti e odi, gioca a scacchi e venera la sua ninfetta, disprezzando così quelle povere megere di 35 anni, che però non si esime dall’autocelebrazione, ricordandoci quanto tutte cadano ai suoi piedi, perchè bellissimo e pure dotato…

Lolita invece, è una ragazzina che non si riesce bene ad inquadrare, non è nè maliziosa al punto da sedurre, nè ingenua tanto da non conoscere la civetteria. Penso sia una normale ragazzina di 12 anni, che spinta dalla curiosità si approccia al mondo del sesso. Spesso in quell’età, non comprendendo ancora a pieno ogni aspetto, si può essere più influenzati da fattori esterni; quali popolarità, infatuazione o persone insistenti.

Trovo che sia un libro che vada letto e del quale si debba parlare. Si pensa che essendo nel 2019 o avendo un contesto famigliare “normale”, allora siano argomenti superati. Questo romanzo parla di pedofilia, di sopruso, di violenza, di problemi mentali e sfiora anche l’incesto; tutti punti che ancora oggi, seppur con meno frequenza, vanno affrontati.

Humbert dovrebbe essere la persona adulta che protegge l’universo della ragazzina, invece di distruggerlo, ricorrendo alla violenza psicologica e a mezzucci che puntano ad addomesticare Lolita.

Tentando di “normalizzare” un comportamento malato. “Cito: La ragazza normale – normale, bada bene – la ragazza normale è di solito estremamente ansiosa di compiacere il padre. Ella sente in lui il precursore del maschio desiderato e inafferrabile (“inafferrabile”, ben detto, per Polonio!). La madre avveduta (e la tua povera madre lo sarebbe stata, se fosse vissuta) incoraggerà un rapporto d’amicizia tra padre e figlia, perchè si rende conto – scusa lo stile trito – che la ragazza forma i propri ideali dell’amore e degli uomini sul modello del rapporto col padre. Ebbene, che genere di rapporto s’intende in questo allegro libretto – e si raccomanda? Cito ancora: In Sicilia i rapporti sessuali tra padre e figlia vengono accettati come un fatto normale, e la bambina che abbia simili rapporti non viene disapprovata dalla società a cui appartiene. Io ammiro moltissimo i siciliani, grandi atleti, grandi musicisti, gente brava e onesta, Lo, e grandi amatori. Ma non divaghiamo. Solo l’altro giorno abbiamo letto sul giornale certe baggianate su un tizio di mezza età, accusato di reati contro la morale, che si è dichiarato colpevole di aver violato la legge Mann e di aver fatto varcare il confine a una bambina di nove anni per fini immorali, quali che siano. Dolores cara! Tu non hai nove anni, ma quasi tredici, e io non ti consiglierei di ritenerti la mia schiava itinerante; deploro inoltre il Mann Act, che si presta a un atroce gioco di parole – la vendetta degli Dei della Semantica contro i filistei della patta ermetica. Io sono tuo padre, e parlo normale, e ti amo.”

Oppure tenendola in gabbia. “..perchè la mia paura non era tanto che potesse mandarmi in rovina, quanto che accumulasse denaro sufficiente a scappare via. Credo che quella povera bambina dagli occhi feroci avesse calcolato che con soli cinquanta dollari nella borsetta avrebbe raggiunto in qualche modo Broadway o Hollywood..”

Tutto questo mi ha sempre inquietata molto. Non mi riferisco solo a casi di incesto o pedofilia, che sono le massime forme di violenza, ma a tutta quella vasta gamma di episodi in cui una delle due persone, coinvolte in una relazione malata, crea un legame partendo da un disequilibrio. L’amore deve essere altro, deve partire da una base paritaria e mantenerla. Il fatto che la società di oggi, non permetta alle persone di avere problemi mentali, disturbi o quant’altro, facendo in modo che siano emarginate se non omologate, contribuisce a creare queste situazioni. Se le persone con disturbi, anche di questo genere, potessero parlarne perchè è normale farlo, forse riuscirebbero a risolvere il problema prima di sfogarlo su terzi.

Trovo che Nabokov, che per sua stessa ammissione, non voleva attribuire nessuna morale al romanzo, abbia fatto un bellissimo lavoro nel descrivere la mente di una persona turbata, malata, cosa per niente facile. “..verso il 1950 mi sarei dovuto liberare di un’adolescente difficile il cui magico ninfaggio era svaporato, al pensiero che, con un po’ di pazienza e di fortuna, le avrei magari fatto sfornare una ninfetta col mio sangue nelle vene squisite, una Lolita Seconda, che nel 1960, quando io fossi stato ancora dans la force de l’âge , avrebbe avuto otto o nove anni.”

Per concludere vi invito a leggerlo, perchè penso che meriti, soprattutto per gli spunti di riflessione a cui può portare. Un’aspetto interessante, dei romanzi come “Lolita” è quello di poter mettere a confronto lo “scandalo” che scaturì all’epoca della pubblicazione, rapportato al mondo in cui viviamo oggi.

“Lolita” non ha descrizioni erotiche, non scende quasi mai nel volgare e non usa nemmeno termini sconvenienti, ma le immagini complessive che lascia sono ancora oggi di forte impatto. Spero che non cambi mai il pensiero dissociante nei confronti del protagonista, così come spero che non cambi mai la legge a tutela dei minori, ma anzi che si fortifichi verso ogni tipo di abuso. E spero infine che se ne parli, con disprezzo, contrariati, ma attenti e vigili al mondo che ci circonda, perchè è importante non ignorare.

Un pensiero riguardo “Lolita

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