Riflessioni

Porsi domande: Puttana

Con questo post, vorrei iniziare una specie di rubrica, in cui rifletto su alcuni aspetti della vita, ponendomi delle domande e ponendole anche a voi. I toni potranno essere polemici, ma appositamente, lo scopo in tutto questo è quello di provare a mettere in luce l’ipocrisia che alcune volte le persone dimostrano, enunciando di rientrare in linee di pensiero, che poi divergono da ciò che fanno. Quindi il mio dubbio è se le persone si pongono domande prima di abbracciare correnti di pensiero che possono andare di moda e se realmente credono a quello che dicono.

Il termine “puttana” il vocabolario lo definisce come prostituta o meretrice, donna di facili costumi, colei che esercita la prostituzione, che sarebbe la prestazione sessuale a scopo di lucro. Aggiunge anche che è il femminile di putto, che significherebbe vile o malvagio oppure “da puttana”, oltre che il significato più noto riferito al cherubino, al bambino nudo, al fanciullo.

Il significato ovviamente lo conoscevate anche senza la mia spiegazione, perchè è uno degli insulti più usati. Le parole mi hanno sempre affascinato, mi sforzo ad usare quasi sempre quella più appropriata, perchè è vero, di sinonimi ce ne sono tanti, ma le sfumature tra una parola e l’altra sono importanti.

Mi sono sempre chiesta perchè una persona debba definire puttana una ragazza che non si prostituisce. Prendiamo una ragazza al sabato sera, che si trucca per vedersi più carina, che si veste per vedersi più carina, che decide di andare in una qualsiasi discoteca, che lì incontra un ragazzo dal quale si sente attratta e si lascia andare a questa attrazione. Perchè dovrebbe essere definita in questo modo? Non sta chiedendo soldi al ragazzo in questione e ricordiamoci che se sta con il ragazzo, è altrettanto partecipe all’evento anche costui. Non è da sola.

Oltre il discorso che una donna può avere le stesse identiche voglie sessuali e pulsionali di un uomo, senza che debba vergognarsene, mi sono sempre chiesta come mai non ci sia un termine maschile che corrisponda a puttana.

Si voi direte, puttaniere, ma non ha la stessa accezione negativa. Significa colui che frequenta puttane o dongiovanni. Ma si torna sempre lì alla puttana, è un derivato. Non esiste nella nostra lingua un termine proprio per definire un uomo di facili costumi. Soprattutto non c’è un termine offensivo “moderno” per definire un uomo che va in discoteca e ci prova con tutte, che ha una orribile propensione al sesso del quale dovrebbe vergognarsi o che se viene molestato se lo meritava.

Sono stata sempre dell’idea che anzichè inventare un altro insulto, rivolto agli uomini, si debba invece smettere di usare quelli rivolti alle donne.

La polemica da cui nasce il post però è indirizzata alle donne. Non ho mai capito infatti come mai una donna che magari sente parlare di violenze e si indigna, che magari esce a festeggiare l’8 marzo con le amiche o che sente parlare di femminismo e si unisce al pensiero, poi vada a chiamare puttane o troie le altre ragazze o donne.

Capita molto spesso, specialmente negli ambienti liceali, di sentir parlare le ragazze di altre ragazze. Commenti cattivi su come si vestono, su come si comportano. Le risate maligne fatte alle spalle se succede qualcosa di spiacevole a qualcuna, come se ci fosse davvero il pensiero che era inevitabile e anzi, quasi giusto che accadesse.

Ora con l’avvento dei social network è ancora peggio. Quanti commenti offensivi ci sono sotto i profili di ragazze che magari si mostrano in costume? Quando mi chiedo come ci vadano loro al mare. Oppure pensate a quante donne insultano le altre donne, perchè il marito, fidanzato o ragazzo è stato con loro. Ma ci rendiamo conto, che è la persona fidanzata che dovrebbe mettersi un freno? Porsi delle remore, dei limiti? Non giustifico le amanti, ma sono dell’opinione che il responsabile del tradimento sia all’interno della coppia, non al di fuori.

Quindi continuo a chiedermi perchè le donne si devono insultare fra di loro su un ambito sessuale o culturale? Perchè devono chiamarsi puttane o troie o altro?

Il femminismo sta raggiungendo sempre più persone in Italia, sembrerebbe quindi che le ragazze e le donne siano cambiate e stiano combattendo per un obbiettivo comune, eppure si insultano usando le stesse offese che gli uomini hanno usato per anni su di esse. Mi chiedo a questo punto se l’obbiettivo del femminismo, per queste donne, sia arrivare ad insultare in modo equo come gli uomini.

Una donna dovrebbe vivere la propria vita sessuale come meglio crede, senza porsi problemi, vergogne o senza incontrare giudizi. Una donna dovrebbe vestirsi come vuole, andare dove vuole e comportarsi come vuole. L’unico limite è la libertà altrui.

Invito quindi a riflettere su ciò che si dice, sui termini che si usano, sul motivo reale che spinge ad usarli. Invito le donne a riflettere. Invito gli uomini a riflettere. Invito a rendere questo genere di insulti, termini desueti. Invito specialmente le donne a collaborare fra di loro, cosa che solitamente non fanno.

Se avete commenti, qui sotto potete lasciarli, sempre con garbo e gentilezza.

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